L'Arena, domenica 14 Marzo 2010

IL GIORNO DI SAN PATRIZIO. Stasera al Camploy l’ottava edizione della Festa

Karan Casey, la voce d’Irlanda
La cantante si esibirà assieme alla sua band. Sul palco anche il ballerino Seosamh O Neachtain


La cantante Karan Casey. Ha iniziato la carriera a Dublino

Come ormai da felice tradizione, si svolge questa sera al Teatro Camploy, con inizio alle 21, l’ottava edizione del “St:Patrick day”, organizzato come sempre dal Gruppo Ricerca danza popolare di Verona, con il patrocinio dell’Ambasciata Irlandese in Italia.
E davvero per questa “Festa di San Patrizio” si avrà la possibilità di ascoltare una delle esponenti attualmente più acclamate della musica tradizionale irlandese, peraltro anche interprete di autori contemporanei (per esempio Joni Mitchell) e autrice a sua volta.
Si tratta di Karan Casey, che sarà al Camploy con la sua band formata da Caoimhin Vallely al pianoforte, Robbie Overson alla chitarra e Kate Ellis al violoncello. Non solo musica da ascoltare, ma anche da vedere, perché sul palcoscenico del teatro, arredato per l’occasione come un tipico pub irlandese, ci sarà anche Seosamh O Neachtain, rinomato specialista della Irish step dance, stile di ballo ricco di improvvisazione che lo ha portato a collaborare con artisti di caratura mondiale come gli Altan, i De Danann, Mairtin O’Connor.
Per il Washington Post, Karan Casey «è l’equivalente irlandese di Emmylou Harris», per il Glasgow Herald è «la cantante di musica tradizionale irlandese più emozionante emersa dagli anni ’90». La prima popolarità, in effetti, Karan se l’è guadagnata a livello mondiale nella seconda metà della scorsa decade, come componente del gruppo Solas, la più celebrata formazione americana dedita al folk celtico.
Karan, in verità, è irlandese, e proprio a Dublino ha cominciato ad esibirsi nei club inizialmente in ambito jazzistico (Nina Simone è sempre stata un suo grande modello, così come Ella Fitzgerald). Nel ’93 si era trasferita a New York, e lì è iniziata l’avventura con i Solas, durata fino al ’99. Da allora la Casey si è concentrata sulla carriera solista, pur non rinunciando a reunion con i vecchi colleghi e a varie collaborazioni (James Taylor, Lunasa, Peggy Seeger, Liam Clancy dei Clancy Brothers, Bill Laswell, fino al recente album, Exile’s Return, con il chitarrista John Doyle, anche lui un ex-Solas). A proprio nome ha dato alle stampe cinque lavori, con ottimi riscontri critici e di vendite di qua e di là dall’Atlantico. L’ultimo è Ships in the Forest, uscito nel 2008.
I biglietti della serata sono a favore dell’Associazione Gruppo volontari casa dei bambini che sostiene un progetto veronese di aiuto a 150 bambini in Thailandia, per lo più profughi dall’ex-Birmania, ospitati in una “Casa della felicità”; obiettivo è quello di acquistare un generatore elettrico per la casa in questione. B.M.

 

 

L'Arena, mercoledì 17 Marzo 2010

Karan Casey durante l’esibizione alla Festa di San Patrizio che si è tenuta al teatro Camploy

FESTA DI SAN PATRIZIO Camploy affollato per un appuntamento benefico di alta qualità

L’ipnotica intensità
di Karan Casey


Beppe Montresor


Affiancata da un’ottima band, la cantante irlandese ha proposto brani tradizionali riarrangiati con originalità


Complimenti al Gruppo ricerca danza popolare, che ha saputo ancora una volta mettere in piedi, in un Teatro Camploy affollato di pubblico, una “Festa di San Patrizio” celebrata con tutti i crismi del caso: elevata qualità artistica, garantita da una voce significativa dell’attuale scena irlandese, Karan Casey, affiancata da un’ottima band; componente ludica coinvolgente grazie alla presenza dello specialista di Irish Step Dance tradizionale Seosamh O Neachtain e da simpatici gruppi di appassionati ballerini italiani di ogni età, che si sono esibiti sul palco con lo spirito di un’allegra serata in un pub dell’Isola verde. E per finire la finalità concretamente benefica a sostegno dell’Associazione gruppo volontari casa dei bambini, per l’acquisto di un generatore di elettricità per una casa-ricovero che in Thailandia ospita 150 piccoli, in gran parte profughi fuggiti dalla dittatura militare di Myanmar.
Timbro sottile e vellutato, padronanza scenica di un repertorio in gran parte tradizionale, ma riarrangiato con gusto e originalità, ma anche d’autore, per esempio il Billy Bragg di Distant shore. Karan Casey è interprete che riesce a dare ipnotica intensità sostanzialmente ad ogni componente stilistica del grande patrimonio tradizionale della sua terra. In primo luogo le ballate epiche e narrative, affreschi pulsanti di sangue, guerre, amori perduti come la nota Johnny I hardly knew ya, Dunlavin green, I once loved a lass; ma anche alle ipnotiche, aeree slow airs, a ninne nanne e filastrocche, o suites di taglio folk progressivo, che pur su canovacci strutturali classici del genere, non risultano mai “già sentite” o prevedibili.
Molto bravi tutti i quattro musicisti della band, con menzione particolare al maestro di concertina (anche al flauto) Nial Vallely, un po’ il “direttore musicale” alle spalle di Karan, con cui ha scelto di sposarsi nella cittadina toscana di Barga. Magnifiche, infine, le coloratissime e cangianti immagini a fondo palco della straordinaria ricchezza irlandese, naturale e culturale.